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English /
Effimere
forme . . . luci dubbiose
Cognitive
elements inserted in my previous compositions have always given rise to
communicative processes based on dialectic ways among different musical contents
and gestures; on the contrary,
the
composing matrix of
Effimere
forme . . . luci dubbiose finds its centre of gravity in some utmost
consequences arising from “reflecting”. Coming back on oneself (on primitive harmonic or melodic nuclei),
periodically and constantly, induces to divide matter – obliging rays of
musical light in a refractive behaviour – and to reassemble the same (with
different timbric coverings) to make oneself acquainted with it. Moreover the
cyclic return of elements, by their reconsiderations at definite intervals of
time, doesn’t exclude the proposal to the listener of those exterior and
precarious manifestations of reflecting that reduce themselves in returning of
ephemeral shapes (effimere forme)
emptied and detached from any substance: so, we leave inside the musical speech
the dubious reference, sceptical itself but curious too, about a sound
disposition to the listening also open to a possible knowledge.
So
there isn’t a musical narration in
its literal sense, but the static contemplation of a reiterated reflection over
few sonorous objects, ambiguous and impalpable, that become absolute landmarks…
Paolo
Ferrari,
Scena immateriale: tempo-scolpito in-Assenza
Effimere
forme . . . luci dubbiose
Gli
elementi conoscitivi calati all'interno delle mie composizioni precedenti hanno
sempre dato vita a processi comunicativi basati su itinerari dialettici fra
diversi contenuti e gesti musicali; in Effimere
forme . . . luci dubbiose, invece, la matrice compositiva ha il suo centro
gravitazionale su alcune conseguenze ultime del "riflettere". Il
tornare su sé stessi (su nuclei armonici o melodici primitivi), periodicamente
e costantemente, induce a scindere la materia - obbligando i raggi di luce musicale a un procedimento di rifrazione - rielaborandola
(attraverso rivestimenti timbrici differenti) per prenderne coscienza. Inoltre
il ritorno ciclico degli elementi, attraverso loro riconsiderazioni a dovuti
intervalli di tempo, non esclude la proposta all'ascoltatore di quelle
manifestazioni esteriori e precarie del riflettere che si riducono al rimando di
forme effimere svuotate e staccate da
una sostanza: in questo modo è lasciato all'interno del discorso musicale il
riferimento dubbioso, a sua volta scettico ma anche curioso, di una sana
disposizione dell'ascolto proteso a una conoscenza.
Non vi è
quindi una narrazione musicale nel senso tradizionale del termine, ma la
contemplazione statica di una reiterata riflessione su pochi oggetti sonori,
ambigui ed evanescenti, che diventano riferimenti assoluti... |