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Il giuramento

Notturno per piccola orchestra

 

L'approccio alla musica altrui presuppone sempre un interesse dettato dal fine per il quale si decide di studiare l'opera di un altro compositore: ci si immerge nella partitura spinti dal desiderio di decifrare, attraverso diverse tipologie analitiche, la struttura del brano, le sue armonie, la sua orchestrazione con l’obiettivo di poter non solo conoscere ma a volte riprodurre, qualora ve ne fosse l'esigenza, il respiro musicale dell'oggetto dello studio.

Si può andare oltre. E' possibile trasfigurare il mondo sonoro e, di conseguenza, semantico del compositore attraverso la sua reminiscenza in composizioni originali che hanno una loro propria identità e originalità, ma che si aprono al dialogo con culture storico-musicali differenti; è possibile accennare a barlumi melodici o armonici, di soluzioni timbriche od orchestrali velando la loro presenza attraverso operazioni di stratificazioni di linee e mescolanze di contributi fra loro solo in apparenza indipendenti, filtrando tali contributi con sofisticate - e musicalmente opportune - tecniche compositive, valorizzando le odierne proposte musicali, culturali o, più semplicemente,  comunicative senza dimenticare un passato glorioso.

Si può rimanere ad uno stadio inferiore. E' possibile rivisitare la musica altrui semplicemente rivestendola con un contrappunto strumentale che in qualche modo "modernizzi" il passato rendendolo attuale, dimenticandosi, forse, che le opere d'arte degne di tale definizione, attuali lo sono proprio per definizione e non necessitano di tali approcci.

Ma si può anche scegliere un punto di equilibrio intermedio. Quale sia l'occasione che permetta di raggiungere tale condizione non è possibile affermarlo come regola generale, dipende dal singolo procedimento e persino da difficoltà iniziali, come nel caso specifico, di scarse affinità musicali fra Donizetti e chi scrive, capaci di indurre ad un estraniamento parziale dall'operazione effettuata. Si è così cercato un ponte di collegamento storico - anche in questo caso intermedio - attraverso un compositore che permettesse un avvicinamento graduale al notturno di Donizetti e che con i notturni avesse avuto una certa familiarità. Attraverso la lente deformante di questo trait d'union si è definita una composizione che presenta contemporaneamente - la stratificazione alla quale si accennava in precedenza - le linee melodiche di Donizetti, gli sfondi armonici, soluzioni ritmiche e timbriche del musicista volutamente celato e, perché no, alcuni lievi interventi personali di organizzazione di questi elementi nel tempo (si è molto dilatato, per esempio, il tempo di metronomo per meglio far coesistere i diversi contenuti) e di adattamento dell'orchestrazione dovuti anche all'assenza nei fiati di quei timbri pari che molto caratterizzano i colori del compositore intermediario, si spera non coinvolto in modo inopportuno.