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Ridondanze, ridondanze
Text by Andrea Zanzotto
Le profezie di Nino
Le profezie di Nino
(Cosa mi fai scrivere, Nino!)
(E non sappiamo se oggi tutto questo
possa ottenere il permesso per un – benché
minimo – senso!)
Nino, la più bella profezia
non può mettere boccio che nei clinami di Dolle,
dove tu, duca per diritto divino
e per universa investitura,
frughi gli arcani del tempo e della natura,
e – più conta – dai cieli stessi derivi il
tuo vino
ché le tue vigne con lo stellato soltanto
confinano e col folto degli stellanti fagiani.
Tu qui le tempeste e le nevi prevedi del domani
qui il percento di latte e di frumento
qui miseria e signoria.
Ma sempre l’onda delle mele depone
il suo meglio nei tuoi cortili,
quadrifogliati foraggi ti gravano i fienili
e le tue uve e i pampani e i tralci non c’è
luce
che in vita li vinca né vento né umore di
terra:
off limits la sofisticazione, lo stento!
E – come dall’estro tuo si disserra
il raccolto più atteso, più pagato
di tutta la contrada – quando su per le nude
coste mattutine
cui già dicembre pruinoso prude-ude-ude
(ridondanze, ridondanze su strati su
specchi su inesistenze)
sali pedalando verso il feudo stillante
genio e mirabilità,
tu, tra i settanta e gli ottanta anni pedalando
quasi volage,
profetizzi che nelle tue cantine
presto ci troveremo in compagnia – che summit!
–
sceltissima e con cento e cento “ombre”
conosceremo sempre più profonde
le profondità del tuo valore
tradizionista a sera all’alba novatore:
questo è lo zenit d’ogni tua profezia.
from
"La
Beltà"
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